Chi siamo

Carpo Farm è attiva nel settore del riso dal 1997, annoverando tra le sue gemme tre cascine storiche: Carpo, Langosca e Cavagnone.

La cascina Carpo è stata la prima ad entrare nel portafoglio della famiglia Triglio, prendendo il nome dal termine dialettale “carpu“, riferito a un tipo di carpino dal legno rossiccio un tempo comune nei dintorni.

Situata a Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli, la cascina vanta una storia che risale alla metà del 1600, legata inizialmente alla famiglia Spinola, un casato nobiliare genovese di rilievo. La proprietà è passata poi nelle mani dei Magnani e dei Rondolino, per arrivare infine nel 1997 a Piero Triglio.

Cascina Langosca e il Riso dei Marchisei

Il Riso dei Marchisei trae origine dalla Cascina Langosca, una struttura che risale al XVII secolo e che era di proprietà della nobile famiglia vercellese dei Marchisei. Il loro potere si estendeva ben oltre la gestione dei terreni, influenzando la vita politica e religiosa della regione.

Oggi, l’antica stalla dei Marchisei, un tempo fulcro dell’allevamento bovino, serve come deposito per attrezzi e macchinari agricoli, ma resta un simbolo dell’eredità della famiglia.

Nel XVIII secolo, il feudo di Villarboit e la Langosca furono acquisiti dai conti di Langosco.

Tra le pagine della storia della cascina, emerge la figura di Ottavio Falletti di Langosco, Conte di Villarboit e poi Marchese di Barolo, un vero pioniere dell’industria vinicola e risicola, che ha avuto anche un ruolo significativo come collaboratore di Napoleone e dirigente accademico a Torino. La sua eredità persiste, impressa nel paesaggio culturale e agricolo italiano.

Riso dei Marchisei: approvato da Napoleone!

Durante l’effervescente epoca napoleonica, il conte Ottavio Falletti di Langosco, Marchese di Barolo, si adoperava con passione nei campi dorati di Cascina Langosca, centro del suo feudo di Villarboit.

Animato da una fervida ambizione, il conte aspirava a trasformare il riso, semplice cereale, in una stella culinaria delle corti nobili. Visionario e intellettuale rispettato, Ottavio legò il suo nome a Napoleone condividendo non solo momenti all’Accademia delle Scienze di Torino, ma anche come consigliere strategico durante la Campagna d’Italia.

Si narra che, celebrando la vittoria di una battaglia, il conte ospitò Napoleone nella sua tenuta gli servì un risotto preparato con il pregiato riso coltivato nelle terre di Cascina Langosca, antenato del nostro Riso dei Marchisei.

Napoleone fu entusiasta di quel risotto,apprezzandone la straordinaria qualità che ancora oggi distingue il nostro riso.

Il conte Ottavio ci lasciò nel 1828, ma la sua visione fu portata avanti e realizzata pienamente con la nascita ufficiale del Riso dei Marchisei solo due anni dopo, nel 1830.

E mentre il tempo ha solidificato la reputazione del nostro riso, la leggenda del suo assaggio napoleonico continua ad aggiungere un tocco di fascino storico ad ogni chicco. Riso dei Marchisei, un viaggio nel sapore che ha superato la prova del tempo… e del palato di Napoleone.